tuffidisuperficie
Le fotografie sono piatte, hanno due dimensioni, sono ferme, cristallizzano un momento di vita. Perรฒ le fotografie, quando le guardi con occhi che sanno guardare, ti travolgono di ricordi oppure di immagini altre e allora acquistano profonditร e movimento, persino un odore, raccontano una storia che stravolge la linea ordinata del tempo e danno voce al non detto. La superficie piana ondeggia, si increspa e tu afferri un solo piccolo particolare da niente, un cappotto di tweed, uno sguardo, un aeroplano e ti tuffi dentro, come un palombaro.
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Banditi
Intorno ai corpi morti cโรจ un vuoto che ci raffredda tutti, una bolla sospesa, una ragazza giovane scatta una fotografia, un uomo registra un video, un bambino piange sul passeggino, io mi schiaccio contro il muro della casa e resto immobile, solo gli occhi a saettare increduli.
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Il blog รจ diventato un libro di carta
E’ tanto che non scrivo qua sopra, anche se nel frattempo sono successe tante cose. Tra le tante รจ successo anche che questo blog -o almeno parte di questo blog e senza dubbio lo spirito- รจ diventato un libro che sarร disponibile in tutte le librerie a partire dal 24 febbraio. Manca ancora un po’,… Continua a leggere
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I numeri del tuo compleanno
Sei nato di venerdรฌ 17 alle 17, nel mese di ottobre, e da quando ti ho conosciuto il 17 per me รจ diventato il numero della fortuna e non della sfiga, il preferito nella lunga e infinita serie matematica. Di 17, ma in luglio, ci siamo pure baciati la prima volta, tanti anni fa. Oggi… Continua a leggere
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il lutto
Essere a casa e sentirsi senza casa perchรฉ manca una voce, perchรฉ manca quella voce. Questo รจ il lutto.
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La quinta fase incoronata
Qualche tempo fa avevo scritto delle mie โquattro fasi incoronateโ, ma son stata precipitosa perchรฉ da qualche giorno รจ arrivata la quinta che davvero non immaginavo potesse esistere e che forse รจ la piรน pericolosa. La quinta fase incoronata รจ quella dello star bene in casa, dellโaver trovato un equilibrio nello squilibrio di questo tempo… Continua a leggere
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Gli elenchi della mia quarantena
I lavori di casa continuano a non appassionarmi. Pulire, strofinare, spazzare, riordinare, lucidare, stirare, lavare, non fan per me. Cucinare talvolta cucino, accetto sfide con me stessa di manualitร e bellezza, ma altrettante volte scucino e mi limito a scaldare un surgelato. Io che son sempre stata un โlettore forteโ, di quelli che salvano il… Continua a leggere
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Intervallo di pasquetta, poesia
ANDANDO A BUTTARE LA SPAZZATURAโฆ Ho visto quattro mascherine chirurgiche stese ai fili del bucato, forse di una famiglia intera, ognuna con la sua pinzetta, ognuna stesa con la stessa cura. E poi una donna grassa, accucciata a terra, vestita colorata, a leggere faccia al sole un libro religioso. Ho visto due germani reali planare… Continua a leggere
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Il mio compleanno con Olive
Oggi รจ il giorno del mio compleanno, 6 aprile 2020, 29esimo giorno chiusa in casa. Ho buttato la spazzatura, comprato le sigarette, ordinato una torta chantilly e frutti di bosco onlineย โโVuole scriverci qualcosa sopra?โ, mi ha chiesto il pasticcere. โSรฌ, grazie, ci scriva: Auguri vecchia mia!โ-, ho festeggiato con mio figlio che questa mattina mi… Continua a leggere
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le quattro fasi incoronate
Non so se sapete quando vi ribolle tutto dentro per la voglia, lโurgenza di scrivere, ma i pensieri sono confusi, appannati e allora vi tenete lontani dalla scrivania con le scuse piรน assurde, cambiare la lettiera del gatto, spolverare, proprio ora, quel tavolino, prendere ancora un caffรจ, rispondere a quella mail lasciata indietro e cose… Continua a leggere
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letture dei giorni sospesi
“Ho pensato a ciรฒ che non potevo sapere nรฉ capire, adesso, a tutto ciรฒ che non si potrร mai sapere nรฉ capire” Stamattina ho fatto un lungo bagno, di quelli che nella vita normale, di prima, non si avevano mai il tempo di fare; e intanto che stavo immersa nell’acqua, le orecchie sotto a sentirne… Continua a leggere
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Secondo giorno in Egitto 22 febbraio 2020
In attesa che termini la quarantena, continuo a metter ordine tra gli appunti scritti in occasione del nostro viaggio in Egitto. Oggi alle 8 siamo partiti per il tempio di File che vuol dire fine. Una volta, qui finiva lโEgitto. Poi cโera il Sudan, lโAfrica nera. Siamo al tempo della terza dinastia, quella nuova, cambiano… Continua a leggere
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Il privato รจ pubblico?
Prego Gazzetta d’alba di pubblicare questo mio scritto, come quell’altro. Non c’รจ notizia, รจ vero, se non quella che sto bene, sono in forma smagliante, mai stata cosรฌ bene nel corpo da quando ero incinta, anche se sto molto meno bene nello spirito, chรฉ i tempi sono quelli che sono e non c’รจ niente da… Continua a leggere
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Giornate incoronate
Le cose sono cambiate in un attimo. Fino a ieri la mia preoccupazione principale per lโemergenza corona virus era il lavoro, gli appuntamenti saltati uno via lโaltro a seguito delle varie disposizioni governative e regionali. Mi chiedevo perchรฉ cinema e teatri chiusi e ristoranti e supermercati no, discettavo su quanto poco fosse tenuta in conto… Continua a leggere
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Primo vero giorno di vacanza in Egitto – 21 febbraio 2020
Siamo partiti ieri, alle 16 da Malpensa, ma la vacanza vera, il viaggio, รจ cominciato solo oggi, stamattina presto, h.7.30. Ieri siamo arrivati che era giร notte, nel traffico del Cairo, stanchi, confusi e siamo stato scaricati come le nostre valigie all’Hotel Le meridien pyramide senza che ci rendessimo neppur bene conto di dove fossimo… Continua a leggere
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Il mio settimo e ultimo giorno a Zanzibar
10 marzo 2019 Sul settimo e ultimo giorno a Zanzibar non cโรจ molto da dire. Sono stata qui, nel dirventimentificio e ho cercato di risposarmi che domani parto e dovrรฒ svegliarmi alle 5 meno qualcosa. Sono stata tra me e me, ho letto, scritto, camminato, scambiato qualche sorriso con i polacchi che ormai mi considerano… Continua a leggere
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Il mio sesto giorno a Zanzibar
9 marzo 2019 ร impressionante quanto la gente mangia in vacanza. Anche adesso, che qui รจ momento di colazione, il gruppo delle vecchie signore grasse sudafricane che รจ giusto dietro di me, ha piatti stracolmi di uova, patate, insalata, prosciutto, salse, dolci, frutta, pane, tutto insieme. Una di loro, la piรน anziana e con stampella,… Continua a leggere
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Il mio quinto giorno a Zanzibar
8 marzo 2019 Oggi non ho tanto da raccontare. Non mi sono mossa da qui, dal diverimentificio, perรฒ ho percorso 7km. Approfittando della bassa marea sono andata in mezzo al mare che ha restituito isole di sabbia bianca e panorami da cartolina, barche incagliate e donne stanche che raccoglievano conchiglie. Ho camminato tanto e ho… Continua a leggere
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Il mio quarto giorno a Zanzibar
7 marzo 2019 Il mio quarto giorno a zanzibar Oggi non mi sono mossa da Uroa e dal mio hotel. Perรฒ sono andata a fare un massaggio da Ahisha sulla spiaggia. 10 dollari per unโora e piรน di dolcezza. Anche se la sensazione era molto piacevole, sentivo una rugositร sulle sue mani, ho pensato che… Continua a leggere
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Il mio terzo giorno a Zanzibar
6 marzo 2019 Terzo giorno a ZanzibarMi sembra di esserci da tempo immemorabile e mi sto anche abituando al divertimentificio. Perรฒ il cielo รจ diverso, non cโรจ il grande carro e nemmeno quello piccolo, non trovo la stella polare. Ora รจ notte profonda e sono appena tornata dalla gita a Stone Town e alla piantagione di… Continua a leggere
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Il mo secondo giorno a Zanzibar
Il mio secondo giorno a Zanzibar 5 marzo 2019 Avevo deciso di non fare niente, di passare il tempo a leggere, pensare e a prendere il sole. Avevo deciso, soprattutto di tenermi lontana da ogni tentazione culturale e pure antropologica e invece oggi ho fatto una gita, convinta da un beach boy sulla spiaggia. Cosรฌ… Continua a leggere
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Il mio viaggio da sola a Zanzibar – primo giorno
ZANZIBAR A marzo del 2019 ho fatto un viaggio a Zanzibar, il primo della mia vita da sola, il primo in una struttura con tutti i conforts. Ero molto stanca sia fisicamente che psicologicamente, mi aspettava un’estate di fuoco, cosรฌ ho messo a tacere i miei proverbiali sensi di colpa e ho deciso di andarmene… Continua a leggere
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Finale
Con โIl grande funeraleโ รจ finito quello che io ho sempre chiamato un poโ presuntuosamente: โIl mio libroโ. Racconti scritti piรน o meno due anni fa, sotto la spinta di una necessitร inarrestabile ed anche un poโ ingenua, che si proponevano di indagare, senza censure e senza io giudicante, la fotografia dei ricordi attraverso particolari… Continua a leggere
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Intervallo domenicale n. 9
TEMPOPerdere tempopassare il tempogodere il tempovivere il tempomuoversi a tempo.Il tempo va,inesorabilmente, direzione unica;nessun ripensamentonelle mani e nella testa.Solo la scelta della misura,dellโandamento.
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Intervallo domenicale n. 8
E niente,sono gelosadella tua vita senza di me, dei tuoi pensieri senza di me,del tuo russare senza di medella tua bocca che sfiora il bicchiere.Sono gelosadella vita tua che cโรจ stata primadei ricordi,dei piedi nelle scarpe,delle mani piccolee del cappello che ti ripara la testa.Sono gelosa, e non vorrei.
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Excusatio non petita (ma necessaria)
Oggi รจ giovedรฌ e io avrei dovuto pubblicare il mio racconto del giovedรฌ, come da programma. Perรฒ รจ anche il 2 di gennaio, l’anno รจ appena iniziato, il tempo รจ un po’ sospeso, ho appena visto una nuova casa, e io ho deciso di fare una pausa. Devo pensare. Tutto ciรฒ che ho messo all’aria… Continua a leggere
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Intervallo domenicale n. 7
RINASCITE Bisogna arare bene il campo rivoltare le zolle dar aria alla terra, per sperare in un nuovo raccolto. Bisogna lasciar spazio a un altro respiro, metterci dentro ardimento e tenerezza. E perรฒ, quella terra ora stanca va anche benedetta: รจ stata ricca, odorosa, gravida di vita รจ stata preziosa. E se tornerร … Continua a leggere
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Il cappotto blu elettrico
IL CAPPOTTO BLU ELETTRICO Ma quella ragazza che cammina veloce avvolta stretta nel suo cappotto blu elettrico di finta pelliccia con un fiore rosso sul bavero, finto pure lui, dove va? Ha una borsa a tracolla nera, la testa bassa a frangere l’ultimo freddo, le mani in tasca e accarezza i muri nel suo andare,… Continua a leggere
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Intervallo domenicale n. 6
Volere o non volere Imporsi รจ presunzione,rinunciare รจ codardia.Ma dove sarร mai la mezza via?Se la passione chiamae lโeducazione trattiene…E poi i sogni, le speranze, ma anche le catene.Volere o non volere,questo รจ il mio problema,se fino allโultimo respirooppure a dormire, tanto, tanto, tanto,come un ghiro.
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Intervallo domenicale n. 5
L’imbrunire Tu lo sai comโรจ lโimbrunire? lo sai raccontare? Eโ quando il nero sale da terra, dalla tua piccola umana misuraย e gli alberi, i prati, le case si spengono, si fanno scuri contorni. Ma in alto, nel cielo, brilla una piccola luna e ci sono tutti i toni del blu, del cobalto, dellโazzurro. Noi… Continua a leggere
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Intervallo domenicale n. 4
EHI, TU Ehi, tulo sai comโรจ quando si vuole e non si vuole?quando vorresti rumore e silenzioquando vuoi dormire, non muoverti, star fermo, ma anche camminare fino a sciogliere gambe e testa e polmoniquando vuoi stare con e stare sololavarti e sprofondare nella puzzabere vino fino a perder la conoscenza oppure scegliere un frullato detoxparlare, rovesciare… Continua a leggere
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intervallo domenicale n. 3
La poesia della domenicaLa vita sirena Passeranno i secondi passeranno i minuti passeranno le ore poi i giorni, i mesi, gli anni. Passerร , certo passerร . Si zittisce il rumore dei ricordi, tutto si deposita, pesante. Coltri su coltri. Ogni volta di piรน. E tu, come sordo, consumato. Ci si rialza, certo, perchรฉ cosรฌ รจ scritto,… Continua a leggere
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Intervallo domenicale n. 2
una poesia di tanti anni fa LINGUE lingue di terralingue di gattolingue biforcutelingue di serpentesono tante le lingue del mondo,ma la lingua piรน bella รจ quella che ti si ficca in bocca,che ti avvolge in un bacio.di saliva e piacere.di microbi e briciole.
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intervallo domenicale
una poesia, buona domenicaCi compriamo due paia di pinne e andiamo a nuotare? E poi una maschera, un boccaglio, nientโaltro;e insieme andiamo a esplorare il silenzio del marela mano nella mano e gli occhi nel blu.Ecco i pesci, piccoli, in branco, ma anche soli, colorati e pensosile alghe che ondeggiano, praterie verdi e anche nere, aggrappate alla… Continua a leggere
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Come Affrontare le paure della scrittura
Penso piรน o meno ogni giorno, e per diverse ore al giorno, al fatto che devo e voglio scrivere, che mi manca la fluiditร delle parole sul foglio bianco, che mi manca il parlare di me. Eppure รจ difficile. Soprattutto perdo tempo e mi infilo in mille lavori per poi dire che “di scrivere non ho tempo”. Dal pensiero all’azione, quella di sedersi al computer, aprire un file di word e digitare sui tasti, c’รจ di mezzo un oceano profondissimo, abissale. Un oceano fatto di dubbi, di mancanza di allenamento -chรฉ scrivere, non sembra, ma รจ anche questione di abitudine, di esercizio- e pure di mancanza di umiltร .
cominciamo, tuffi di superficie
Tuffi di superficie
Le fotografie sono piatte, hanno due dimensioni, sono ferme, cristallizzano un momento di vita. Perรฒ le fotografie, quando le guardi con occhi che sanno guardare, ti travolgono di ricordi oppure di immagini altre e allora acquistano profonditร e movimento, persino un odore, raccontano una storia che stravolge la linea ordinata del tempo e danno voce al non detto. La superficie piana ondeggia, si increspa e tu afferri un solo piccolo particolare da niente, un cappotto di tweed, uno sguardo, un aeroplano e ti tuffi dentro, come un palombaro.
Una fotografia che mi รจ rimasta impressa รจ quella di quando stavo per morire e non lโha scattata una macchina fotografica, ma lโhanno scattata i miei occhi.
Sono sempre stata una brava nuotatrice, senza paura. Quando mi capitava di leggere di gente affogata dโestate col mare appena un poโ piรน gonfio del solito, davvero non riuscivo a capire. Soprattutto se a morire non erano bambini o vecchi, ma uomini nel pieno degli anni e del vigore fisico. La forza del mare non lโavevo mai sentita fino in fondo. E invece una volta รจ successo anche a me di stare per annegare e se mi sono salvata รจ soltanto perchรฉ, non so come, ho intuito che al mare non bisogna opporsi, come verrebbe dโistinto, ma assecondarlo, inchinarsi alla sua potenza, lasciarsi andare.
Era estate, cโera un poโ di vento, ma il sole scaldava la pelle, una giornata come tante nella Sardegna del sud ovest, quella piรน selvaggia, affacciata sul grande mare aperto. Non siamo ancora arrivati che Nicola si tuffa, succede sempre cosรฌ, lโacqua per lui รจ irresistibile. Io sistemo le cose, lโasciugamano, le borse, mi svesto, resto in costume, gli infradito ai piedi. Poi chiacchiero con gli amici che vedo una volta lโanno, le ragazze mature dellโisola che si spalmano via, insieme alla crema, la solitudine inutile dellโinverno, la birra in mano sotto lโombrellone, e poi oggi cโรจ anche Simone che non lo vedo mai e per caso quel giorno รจ lรฌ, parliamo di Parigi, del suo nuovo ristorante che verrร , di Matteo, il figlio lontano. Ogni tanto con la coda dellโocchio sto attenta a Nicola, una testa tra le onde, non lontano da riva. Non sembra che ci sia niente di strano, una giornata di mare come tante, a parte il vento che ti frusta un poโ con la sabbia che solleva, ma non da fastidio. Ci si abbronza senza fatica e senza sudare. Poi dโimprovviso succede che cโรจ un capannello di gente sulla riva, proprio lร dove il mare bacia la terra e lโonda si infrange, vedo braccia che si muovono, ma, anche se non sono lontana, non sento le voci, il vento fischia forte le porta via, perรฒ le immagino perchรฉ le mani sventolano, si agitano, le bocche si muovono. E vedo anche una ragazza, sola, che esce dallโacqua come una sopravvissuta e si butta sulla sabbia sfinita. Mi avvicino, ma ancora non capisco bene. Nicola รจ sempre a due bracciate da riva, mi sembra quasi di toccarlo: โEsci -gli urlo- esci subitoโ, e sono quasi arrabbiata. โNon ce la fa, non ce la faโ dicono in coro intorno a me. Ma come? Mi chiedo io, รจ a riva. E allora mi inoltro decisa nellโacqua, le ciabatte ancora ai piedi, gli infradito marroni, gli tendo la mano e invece sprofondo nel mare e non capisco quasi piรน niente. Eโ un gorgo, un mulinello che mi spinge a fondo ogni volta che cerco di risalire, uno scontrarsi di acque diverse che battagliano di sotto e io ci sono in mezzo e anche Nicola. Siamo a pochi centimetri lโuno dallโaltra, eppure non riusciamo a raggiungerci, ogni movimento ci riporta indietro e poi sotto, a sbattere sugli scogli, invece di avvicinarci. Ricordo che pensavo: non devo perdere le ciabatte, lโalluce e il secondo dito assurdamente, inutilmente stretti allโinfradito, come se in quel momento fosse la cosa piรน importante, e intanto cercavo di raggiungere Nicola, gli urlavo: “stai calmo, arrivo, dammi la mano” e poi sprofondavo. A due bracciate da riva e la gente schierata che ci dava indicazioni: โdi qua, di lร โ e non si muoveva. Poi non so come, con le gambe e con i piedi, riesco a dare un calcio forte a Nicola e poi a afferrarlo, con la mano, e a spingerlo, quasi a lanciarlo, come fosse una palla verso una roccia che sfiorava lโacqua ed era giร quasi terra ferma. โAggrappati -gli urlo- non lasciare le mani e striscia fuoriโ. E cosรฌ lui fa, รจ tutto scorticato, ma salvo. E piรน lui si avvicinava alla terra, piรน il mare mi portava al largo e andavo sotto e poi tornavo su e per quanto cercassi di nuotare verso riva non mi spostavo di un metro ed anzi mi allontanavo. Combattevo come una furia, ma stavo perdendo. Vedevo la riva vicina, tutta la gente che urlava, mulinava le braccia, ma quasi non sentivo piรน le loro voci, vedevo le villette delle vacanze, bianche, schierate in alto una vicina allโaltra e poi il cielo e gli alberi e il sole. Ho fotografato tutto, cosรฌ vicino, ma cosรฌ irraggiungibile. Ho pensato: finisce qui, con questo sole negli occhi, il rumore del vento e del mare, queste case di cattiva fattura, queste braccia agitate, ma al sicuro della terra. Ho lasciato andare un infradito, perso nel mare, poi mi sono lasciata andare anche io, abbandonata, nelle orecchie soltanto il suono dellโacqua che battagliava. Ed รจ stato lรฌ che mi sono salvata. Smettere di combattere mi ha fatto recuperare le forze e il respiro. Ho galleggiato, sono stata sbattuta avanti e indietro, fino a che, come Nicola, mi sono aggrappata a una roccia e poi gli uomini, dalla riva, hanno fatto una catena di braccia e mi hanno teso una mano. Mi sono buttata sulla sabbia a peso morto, il costume strappato, un infradito ancora stretta nella mano destra, e ho ripreso fiato con la gente intorno che si agitava.
Dopo molte ore, quando il cuore ha ripreso a battere normale e io finalmente ho capito che la terra stava sotto di me e ancora dentro di me, il mare silenziosamente mi ha restituito lโinfradito sinistra e alla sera sono tornata a casa con tutte e due le ciabatte nei piedi.
