Primo vero giorno di vacanza in Egitto – 21 febbraio 2020

Siamo partiti ieri, alle 16 da Malpensa, ma la vacanza vera, il viaggio, è cominciato solo oggi, stamattina presto, h.7.30. Ieri siamo arrivati che era già notte, nel traffico del Cairo, stanchi, confusi e siamo stato scaricati come le nostre valigie all’Hotel Le meridien pyramide senza che ci rendessimo neppur bene conto di dove fossimo davvero, giusto il tempo di lavarci i denti, connetterci al wi-fi e andare a dormire.

Ma al mattino presto, dopo colazione, esco per fumare una sigaretta e c’è già la prima sorpresa: l’alba che sorge, il cielo striato di azzurro, rosa, arancione e dalla piscina dell’hotel, insieme agli operai che cominciano i lavori di ripulitura, sullo sfondo occhieggiano, tre piramidi, quasi come essere in un sogno surrealista. E’ un attimo e già si comincia, il viaggio culturale è quasi un lavoro, non ammette tentennamenti, ritardi, pause. Nella hall del Piramide ci incontriamo con Halla, la nostra guida per la giornata, una donna bella come una regina egizia, gli occhi scuri bordati di nero, ma con le gambe grosse, che pare essere la malattia di questi posti. Il programma è intenso, le tre piramidi della piana di Giza, la sfinge, il museo del Cairo, una puntata al mercato centrale. Intanto le nostre valige vengono caricate perché alle 19 dovremo già essere all’aeroporto, prendere un altro aereo per Aswan, tre ore di volo più a sud e di lì iniziare la nostra crociera sul Nilo.

Si uniscono a noi per la gita al Cairo, tre italiani strambi della riviera romagnola, una coppia sposata con figli ormai grandi e insieme a loro Marta, vedova arzilla di 70 anni che fuma sigarette sottili e parla come un uomo. Anche Alla, la nostra guida, è vedova, lo scopro chiacchierandoci insieme, chiedendole di lei. Suo marito è morto e l’ha lasciata con due gemelli ancora piccoli che pra hanno 14 anni. Non porta il velo, anche se è mussulmana, “perché la verità e la purezza del cuore –mi dice- sono dentro di te, non fuori”, ma aggiunge anche che è difficile in Egitto uscire dagli schemi, com’è difficile essere una donna sola, senza un uomo accanto. Anche come guida la chiamano soltanto quando le guide maschio sono finite, l’extrema ratio, insomma e invece lei ha tanto bisogno di lavorare. “Perché non ti sei risposta Halla, sei così bella?”, le chiedo, “Perché non volevo e non potevo rinunciare ai miei figli -mi risponde- e in Egitto un uomo che ti prende non vuole prendersi dei figli che sono di un altro“. Resto ammirata di fronte al coraggio e alla potenza di Halla e intanto scarpiniamo sulla sabbia rossa, entriamo dentro la Piramide di mezzo, quella di Kefren, ed è una discesa a testa bassa, in un cunicolo per arrivare dove un tempo c’era il sarcofago e adesso resta solo la pietra; poi in groppa a due cammelli attraversiamo un pezzo di deserto, facciamo il giro in tondo, insomma, una trentina di minuti e ci troviamo di fronte alla Sfinge, sfregiata al naso e derubata della barba dai francesi: è bellissima, enigmatica come suggerisce il nome e intorno a lei, nonostante i turisti che girano intorno e il gran vociare, il tempo sembra sospeso. Guarda lontano verso la città enorme che pulsa e corre, ma è avvolta dal rosso della sabbia. Si sente la regalità e pure il rispetto dei morti, mi sembra che ci si debba inchinare di fronte al mistero. Ma non c’è tempo, il giro deve continuare, corriamo a vedere la grande barca solare, quella che i faraoni si mettevano nella tomba smontata (una sorta di kit ikea ante-litteram, ma senza chiave a brugola) per affrontare il viaggio per l’al di là. Intanto si è fatta ora di pranzo e abbiamo in programma di andare ad un ristorante sul Nilo per gustare la cucina locale: c’è pane arabo caldo, hummus di ceci e altre salsine, tutte in piccole ciotole, ci sono le melanzane cotte nel coccio, un dolce di cocco molto dolce, In bagno riesco a perdere 10 euro che avevo nella tasca dei jeans pronti per le mance che qui si danno sempre e a tutti. Mi sono distratta a guardare le donne che sono velate, ma anche molto truccate, vistose, con gioielli appariscenti e una seduzione sempre esposta.

Dopo pranzo è la volta del grande museo egizio de Cairo, ne stanno costruendo un altro che sarà super moderno e grandissimo, inaugurato probabilmente quest’autunno, dopo molti ritardi, ma questo vecchio che visitiamo a me piace tantissimo: è sporco, fané, cadente, rigurgitante di reperti sparsi in ogni dove, sulle grandi statue dormono anche i gatti e le vetrinette sono da inizio novecento con le scritte a mano, alcune in arabo, altre in francese, altre ancora in inglese, a seconda dell’archeologo che le ha catalogate. Vediamo gli oggetti della tomba di Tutankhamen (che regnò dai 9 ai 18 anni e fu ucciso probabilmente dai sacerdoti), la maschera d’oro massiccio, le armi, il letto, i tre sarcofagi, vediamo soprattutto la meraviglia delle opere dell’Alto Regno quando c’era pace, tranquillità, tutti stavano bene. Mi incanto di fronte agli sposi che vedete nella foto, lei bianca, lui abbronzato perché lavorava all’aperto, era ingegnere, e il suo è l’unico volto di tutti gli egizi con i baffi, mi pare di cogliere l’amore che c’era tra i due, la loro serenità, gli occhi sono di cristallo, vivi.

Poi in fretta al mercato, che è come quello di tutte le città mediorientali, un suk colorato e caotico rigurgitante di spezie, il traffico del Cairo, l’aeroporto deserto per via de venerdì di preghiera, il volo per Aswan e la nostra crociera. Ci accoglie Mohamed, parla un francese perfetto (ma anche inglese, tedesco e un poco di italiano), fa con leggerezza e col sorriso la lezione a Nicola sull’importanza di studiare per essere una brava persona, libero. Arriviamo alla nave, un po’ è una delusione, panini cattivi per cena, wi-fi a prezzi stellari, ancora niente di alcolico da bere, e sfioro la crisi d’astinenza. Adesso scrivo dal Nilo, intorno le luci di una città turistica, ma la nave sembra un battello fantasma, anche i bar sono chiusi. Fa freddo, ho i capelli bagnati, la maglia di lana di Nicola addosso, fumo l’ultima sigaretta e poi vado a dormire. Da soli, si viaggia meglio, gli occhi sono più attenti, i sensi più vigili, la paura si fa sfrontatezza, coraggio. Però questi giorni con Nicola erano necessari.

Oggi percorsi 12 Km.

Pubblicato da paola

mi chiamo paola, sono di mezza età, ho un figlio di 14 anni, mio marito non c'è più. Mi piace scrivere, ma è sempre stata una cosa per me, un po' segreta; mi sono da poco trasferita a Torino, ho cambiato città e vita e così ho anche deciso di provare ad essere quello che sono. Scrivo spesso in prima persona perché non sono (ancora) capace di fare altrimenti, ma non tutto è stato vissuto da me così come è stato scritto. Dentro non ci sono solo io, ma la vita e le persone che ho attraversato. Ci sono i miei pensieri.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: