Il mio quarto giorno a Zanzibar

7 marzo 2019

Il mio quarto giorno a zanzibar

Oggi non mi sono mossa da Uroa e dal mio hotel. Però sono andata a fare un massaggio da Ahisha sulla spiaggia. 10 dollari per un’ora e più di dolcezza. Anche se la sensazione era molto piacevole, sentivo una rugosità sulle sue mani, ho pensato che avesse un po’ di sabbia, farà un po’ di peeling mi sono detta, però poi ho capito che erano le sue palme ad essere consumate, non era la sabbia, era la fatica. Ahisha ha due gemelli, un altro bimbo e un altro che arriverà nella pancia, ma non sa ancora se sarà maschio o femmina. Le ho lasciato tre quaderni di scuola per i figli che ci sono già e mi è parsa contenta. Poi ho fatto una lunga passeggiata sulla spiaggia che era enorme, per via della bassa marea, c’erano barche incagliate in attesa del ritorno del mare, molte conchiglie sorprese dal ritiro delle acque, ho incontrato una ragazza bellissima di 16 anni che pescava nelle acque basse con un bastone uncinato insieme a suo fratello. Mi ha fatto vedere il bottino, lo vedete nella foto qua sopra. Anche se non si capisce bene, ho deciso di metterla comunque. La ragazza voleva un dollaro per la foto, ma io non ne avevo, lei mi ha sorriso – e il suo sorriso era pieno di vita – e mi ha detto che andava bene lo stesso. Sulla spiaggia ho trovato una chiave tutta arrugginita, ricoperta di alghe e mi é sembrato un segno, allora l’ho presa, me la porterò in Italia. E intanto che camminavo pensavo a quanto sono cambiata dal mio arrivo qui. All’inizio avevo paura, tutto mi sembrava un pericolo e maledicevo l’idea di partire da sola per un posto così lontano. Non capivo come funzionavano le cose, ero rigida, trattenuta, poi, non so neanche io perché, ho dato fiducia al piccolo Bambi, Alì nella vita vera, che mi ha avvicinato sulla spiaggia. Ho accettato di fare con lui la gita dalle scimmiette e alla lingua di sabbia del secondo giorno. Mi son detta: magari mi aprono in due, non appena scopriranno che son sola. E invece ho conosciuto Hamadi e big Herman il sudafricano, persone meravigliose. E il giorno dopo sono andata, sempre con loro, a Stone Town e alla piantagione delle spezie. Ho conosciuto Sameind, non so se si scrive così, 21 anni e tutta la fatica sulle spalle, la paura si è sciolta. Ho cominciato a muovermi da sola, come un pesce nell’acqua, a dire “jambo jambo” a tutti, ad allontanare con eleganza – I want to stay alone, please – quelli che mi avvicinavano e magari io non ne avevo voglia. La paura nasce dal non sapere, dal non conoscere e dal non riconoscere. Adesso sono più consapevole. Cercherò di non dimenticarmelo.
Quando sono tornata dalla passeggiata c’erano tanti bambini sulla spiaggia, tutti con la divisa, usciti da scuola. Le bambine avevano un velo bianco e la tunica blu, qui la maggior parte della popolazione è mussulmana ma senza estremismi, con allegria, e i bambini i pantaloni blu e la camicia a quadretti. Avevano imparato a dire “caramelle, caramelle”, in italiano, però io non ne avevo, sicuro mi hanno maledetta. La maggior parte aveva i denti mal messi, da noi avrebbero messo con urgenza l’apparecchio, qui, da grandi, invece, li perderanno. Poi una signora bianca in bikini che stava protetta dal recinto dell’albergo ha cominciato a gettare dolci, come dalla finestra e i bambini si sono assiepati tutt’intorno, scavalcando le rocce a piedi nudi, come i cani quando si getta un osso, mi si è gelato il sangue. Ho sentito tutta l’ingiustizia del mondo, ma sono certa che anche la signora in bikini l’ha sentita, c’è stato come un fermo immagine, un dolore nel cuore, prima che la vacanza ricominciasse. Stasera Hamadi mi ha invitato in discoteca, ma gli ho risposto che no, grazie, sono troppo vecchia. Lui mi ha scritto, come se mi conoscesse da tutta la vita: no sei bella, non sei vecchia, semplicemente hai smesso di vivere. Anyway, stasera starò qui, tra poco vado a cena. La vita è bella.

Pubblicato da paola

mi chiamo paola, sono di mezza età, ho un figlio di 14 anni, mio marito non c'è più. Mi piace scrivere, ma è sempre stata una cosa per me, un po' segreta; mi sono da poco trasferita a Torino, ho cambiato città e vita e così ho anche deciso di provare ad essere quello che sono. Scrivo spesso in prima persona perché non sono (ancora) capace di fare altrimenti, ma non tutto è stato vissuto da me così come è stato scritto. Dentro non ci sono solo io, ma la vita e le persone che ho attraversato. Ci sono i miei pensieri.

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