Il mio quinto giorno a Zanzibar

8 marzo 2019

Oggi non ho tanto da raccontare. Non mi sono mossa da qui, dal diverimentificio, però ho percorso 7km. Approfittando della bassa marea sono andata in mezzo al mare che ha restituito isole di sabbia bianca e panorami da cartolina, barche incagliate e donne stanche che raccoglievano conchiglie. Ho camminato tanto e ho avuto paura che la marea cambiasse all’improvviso, mi sommergesse me e il mio telefono che è l’unico contato con il mondo che mi appartiene e che adesso è così lontano. Comunque ce l’ho fatta, sono tornata e poi ho fatto anche una lunga passeggiata sulla spiaggia bianca e ho raccolto conchiglie. Intanto i bambini sono usciti da scuola, ma io ero pronta avevo pastelli a cera e magliette rosse. Mi hanno accompagnata, hanno cantato per me e ci siamo capiti anche se non avevamo nessuna lingua in comune. Io amo i bambini, i loro piedi piccoli, la loro voglia disperata di essere grandi che si mescola al bisogno del gioco e della pazzia. Ho ripensato molto alla bella ragazza di 16 che ho incontrato ieri e che pescava con suo fratello. Lei è di certo la più felice del mondo, ma alla mia età non ci arriverà mai oppure ci arriverà distrutta, consumata dalle gravidanze e dal sale e dalla fatica. Noi occidentali di pelle bianca e mediamente ricchi abbiamo barattato l’intensità con l’estensione, con la durata, l’animalità col cervello. Una specie di patto col diavolo. La quadratura del cerchio, anche se io continuo ad inseguirla, probabilmente non esiste. A questo ho molto pensato oggi e così mi è venuta anche una malinconia, una tristezza. Mi sono dimenticata di mangiare pranzo, sono arrivata tardi ed era già tutto chiuso. Pazienza, ho bevuto un po’ di vino bianco (sempre cattivo, ma mi sto abituando) e mangiato un po’ di pane. Il pomeriggio ho letto “il tunnel” di Yoshua e un po’ dormito, fino a che il gruppetto in vacanza di sudafricane nere, grasse come mamies di “Via col vento”, mi hanno svegliato perché ballavano e cantavo in piscina, debordanti, coperte d’oro e felici. Domani partono, come i fuochi d’artificio, hanno sparato le loro ultime cartucce. Io invece domani vado a nuotare con i delfini e a vedere le tartarughe, così mi ha promesso il mio amico Hamadi e mi ha fatto anche uno sconto visto che si tratta della mia terza gita con lui.

Pubblicato da paola

mi chiamo paola, sono di mezza età, ho un figlio di 14 anni, mio marito non c'è più. Mi piace scrivere, ma è sempre stata una cosa per me, un po' segreta; mi sono da poco trasferita a Torino, ho cambiato città e vita e così ho anche deciso di provare ad essere quello che sono. Scrivo spesso in prima persona perché non sono (ancora) capace di fare altrimenti, ma non tutto è stato vissuto da me così come è stato scritto. Dentro non ci sono solo io, ma la vita e le persone che ho attraversato. Ci sono i miei pensieri.

3 pensieri riguardo “Il mio quinto giorno a Zanzibar

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